Dott. Adriano M. Gardella

 

Il Dott. Adriano M. Gardella consegue titolo di Osteopata (D. O.) nel 2001 presso l’Istituto Italiano di Osteopatia di Milano e, nello stesso anno, conclude la specializzazione in Chinesiologia e Chinesiologia Rieducativa alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Chieti.

Nel 2002 completa, presso l’Università di Genova, il Corso annuale di Perfezionamento in Scienze Chinesiologiche dell’ Età Evolutiva (frequentato presso l’Istituto G. Gaslini, instaurando in seguito con la Struttura una collaborazione biennale). Osteopata Professionista, esperto di Gait Analysis, è autore di significative pubblicazioni e articoli inerenti l’Osteopatia e la Chinesiologia.

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OSTEOPATIA

L’Osteopatia è una Scienza che nasce in America nel 1874, grazie alle osservazioni e alle intuizioni del Dr. Andrew Taylor Still.

Still fu un medico che giunse a praticare la sua professione in un villaggio ai confini con la riserva Navajos. Si accorse subito della scarsa dimestichezza e fiducia della popolazione locale nella scienza medica. I miei concittadini preferiscono ricorrere alle pratiche dello Sciamano Navajo piuttosto che venire da me; se ciò è normale per i pellirossa, non lo è per la popolazione bianca. Da persona intelligente qual era, Still evitò di entrare in conflitto con quelle consuetudini e decise di individuare i presupposti sui quali si fondava la pratica sciamanica che aveva trovato in quell’angolo di Nuovo Mondo.

Si trovò a scoprire un universo molto lontano dalla scienza dell’epoca, alla quale era stato educato e formato. Seppe però dare sia il significato, sia le basi scientifiche al metodo di cura che aveva visto praticare.
Molte scoperte scientifiche e della moderna medicina hanno avvalorato, ai giorni nostri, le caratteristiche (diagnostiche e terapeutiche) che l’Osteopatia aveva già a suo tempo intuito ma che non poteva dimostrare essendo assenti, allora, gli attuali consueti strumenti scientifici che le hanno potute oggettivare.

Secondo il criterio osteopatico, l’individuo sano è un’entità che gode di un equilibrio esistente sia tra i vari sistemi che la compongono (omeostasi), sia tra essa e l’ambiente dove vive (omeoresi). Questa entità fisiologica globale comprende necessariamente la micro-cinetica osteopatica nell’euritmia cibernetica dell’organismo.
L’Osteopatia, però, non può essere di per sé esaustiva, come non possono esserlo le altre discipline: analogamente a loro, essa è in continuo divenire, ma il criterio osteopatico è già oggi utilizzato come approccio all’individuo anche per le pratiche salutistiche convenzionali.

LA METODICA

La metodica osteopatica si avvale di quattro principali tipi di manipolazioni:

1 - Le Manipolazioni Osteoarticolari.
Dette anche tecniche articolatorie strutturali, sono principalmente di due tipi:
a) dirette: volte al superamento della barriera motoria (per es. il blocco articolare);
b) indirette: sfruttano i gradi di mobilità e la direzione di movimento permessa.
Consistono in sollecitazioni delle strutture vertebrali e delle altre strutture dell’apparato locomotore, con lo scopo di neutralizzare i disturbi ai recettori propriocettivi (sensitivi e motori) dei muscoli, dei tendini, dei legamenti e delle capsule articolari.

2 - Le Manipolazioni Fasciali.
Analogamente a quelle osteo-articolari, sottintendono gli stessi scopi e obiettivi. Si rivolgono al tessuto fasciale e alle aponevrosi.

3 - Le Manipolazioni Viscerali.
Chiamate anche tecniche di mobilizzazione degli organi interni, si attuano con l’obiettivo di rieducare i recettori interocettivi e viscerocettivi e di ridonare motilità e mobilità agli organi interni, giacché tali caratteristiche sono motivo di vitalità e salute degli organi stessi.

4 - Le Manipolazioni Craniosacrali.
Si tratta di sollecitazioni delle suture articolari del cranio, del sacro e del Meccanismo Respiratorio Primario, allo scopo di normalizzarne il movimento, per neutralizzare i disturbi sensoriali al messaggio che raggiunge gli organismi destinati a recepire le sollecitazioni delle meningi. In neonatologia, si applicano anche per ripristinare la conformazione della scatola cranica. Con le tecniche biodinamiche, costituiscono la pratica peculiare dell’Osteopata.

COSA TRATTA

L’Osteopatia tratta le modificazioni e le perturbazioni della biomeccanica, cioè le alterazioni del normale orientamento, funzione, mobilità, propriocettività e microfrequenza di movimento di ciascun elemento e segmento corporeo o unità funzionale.
Tali modificazioni sono responsabili di molti tipi di disfunzioni, come le:

- Sindromi Da Alterazioni Biomeccaniche:
dovute alle alterazioni delle funzioni muscolo-scheletriche, a loro volta causa di dolori d’origine muscolare (per es. dolore miotensivo da alterazione posturale);

- Sindromi Capsulo-llgamentose:
cioè causate da inefficienze cinetiche come il DIM (disturbo intervertebrale minore) o altri tipi di discinesie, o riflessi, come la sindrome cellulo-periosto-mialgica;

- Sindromi Polimioartralgiche e Fibromialgiche.
Secondo il canone osteopatico, i disordini biomeccanici possono essere causa o corresponsabili di molteplici tipi di dolore:
- cervicale, dorsale e lombare;
- pseudosciatalgico (per es. la sindrome del piriforme);
- delle grandi articolazioni (spalla, ginocchio, ecc.)
- dell’articolazione temporo-mandibolare;
- dell’anca, del ginocchio, del coccige;

La manipolazione osteopatica ha inoltre mostrato la sua efficacia nel trattamento del pavimento pelvico, delle disfagie, delle alterazioni metaboliche e della sfera neurovegetativa, delle disfunzioni neonatali e infantili, dell’apparato respiratorio e ORL, nella risoluzione delle sindromi di Costen, del bruxismo, delle alterazioni deglutivo/masticatorie e dei disordini cranio-mandibolari, nel trattamento delle cefalee miotensive e delle emicranie.

 

L'osteopatia

Tra le prime Medicine Complementari del Mondo, cioè quelle pratiche volte al raggiungimento e al mantenimento della condizione di salute e di benessere individuale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incluso l’Osteopatia.
La Regione Lombardia aderisce strettamente alle indicazioni fornite dall’OMS per la pratica qualificata dell’Osteopatia, allo scopo di garantirne la qualità dei trattamenti, la sicurezza e l'efficacia, avendo contribuito in maniera significativa alla definizione delle linee-guida per la formazione e la qualificazione degli Osteopati.

L’Osteopatia si occupa in maniera attiva e totale delle persone, perché esse possano raggiungere e mantenere le adeguate condizioni di salute e benessere già ricordate, aiutandole ad includere nel loro stile di vita quei profili salutistici caratterizzati dalla consapevole ridotta assunzione di medicamenti e sostanze di sintesi.

Lo scopo del trattamento osteopatico è il sollievo dalla sintomatologia (ottenuto grazie all’attenzione posta alle cause delle disorganizzazioni funzionali notate al momento dell'osservazione) per il recupero della normale qualità di vita, mediante tecniche manuali (le manipolazioni).

Ove occorre, l'Osteopata integra la sua metodica a quella medica per individuare, quando possibile, sia le cause primitive delle turbe funzionali riscontrabili al momento della valutazione, sia i fenomeni ad esse correlate, che contribuiscono a concretizzare e a cronicizzare un generale stato di sofferenza.

L'Osteopatia Non È Riabilitazione.

L’obiettivo principale dell’Osteopatia è restituire un’alta qualità di vita alle persone per mezzo delle tecniche manuali specifiche, caratteristiche della Disciplina stessa, che non devono essere confuse né con le pratiche mediche, né con quelle fisioterapiche perché, a differenza di queste ultime, esse costituiscono lo strumento irrinunciabile per innescare prima, facilitare e sostenere poi, i processi di riorganizzazione dei fenomeni fisiologici basali, responsabili del mantenimento del benessere fisico e della salute.

I Principi Che Risiedono Alla Base Del Trattamento Osteopatico.

Secondo il Criterio Osteopatico, l’organismo è un'entità capace di riorganizzarsi da sé. Compito dell’Osteopata è ripristinare le condizioni per le quali i fenomeni vitali, esprimendosi in condizioni endogene ottimali, permettono all’organismo di attuare un’efficace risposta all’evento lesivo, grazie alla quale l’organismo stesso ristabilisce le proprie normali funzioni in modo autonomo.

Cosa Significa Osteopatia.

Il significato del termine Osteopatia trae origine dalla considerazione che la disorganizzazione strutturale e funzionale (riscontrata al momento dell'osservazione) è la condizione finale conseguente a eventi patogeni (pregressi o attuali, palesi e non) interessanti gli apparati che costituiscono l'intero organismo.

Conclusioni.

L’Osteopatia sostiene e propugna la tesi che la condizione di salute e benessere di una persona sia dovuta all'interazione tra Omeostasi e Omeoresi, ottenuta e mantenuta per la persistenza dello stato di equilibrio reciproco tra la funzionalità degli apparati e il perpetuo conseguimento della pariteticità tra le condizioni omeostatica e omeoresica, grazie all'attività dei meccanismi preposti all'attivazione e al controllo delle compensazioni suscitate dalle variazioni del carico allostatico.
La manipolazione osteopatica non ha finalità riabilitative: essa è funzionale al ripristino e al sostentamento delle attività endogene basali (che il sistema-organismo attiva, orienta e concretizza) necessarie a ristabilire l’armonico equilibrio dinamico tra struttura, organo, funzione e ambiente, in modo che l’organismo possa ritrovare e conservare le normali condizioni di salute.

Osteopatia Biodinamica

La Biodinamica è quella specializzazione dell’Osteopatia che forse meglio di tutte rappresenta il principio sul quale si fonda il Criterio Osteopatico: la capacità propria di autoguarigione dell’organismo.

Movimento Permesso e Movimento Presente.

Il movimento permesso è un fenomeno fisiologico che assume una connotazione complementare nel quadro identificativo della condizione oggettiva della persona dal punto di vista osteopatico: la sua qualità, ampiezza e validità dipendono dallo stato di salute delle strutture che costituiscono uno o più componenti articolari.

Il movimento presente rivela invece un evento fisiologico spontaneo: ne sono testimonianze tangibili il movimento respiratorio, il movimento cardiaco, il movimento peristaltico, il movimento respiratorio primario. L’armonicità e la compliance del movimento presente sono indici della qualità dello stato di salute corrente di un individuo.

Movimento Respiratorio Primario (MRP).

Il corpo umano è costituito prevalentemente da fluidi con viscosità differenti, dei quali il componente principale è l’acqua. I movimenti dei fluidi dell’organismo animale e le forze vitali che agiscono già nell’embrione e grazie alle quali si formano, sviluppano e modellano gli organi, permangono nell’individuo adulto come forze rigeneratrici.
Andrew Taylor Still, padre dell’Osteopatia, affermava che “la vita è movimento”. I fluidi corporei sono mossi da un perenne moto oscillatorio: questa incessante e incoercibile fluttuazione genera un movimento caratteristico che interessa i tessuti viventi e si trasmette, attraverso le varie membrane e parenchimi, a tutte le strutture che compongono l’organismo. Esso è individuabile sulla superficie corporea, grazie al contatto e alla palpazione raffinata attuata dalla mano educata dell’Osteopata.

Questo Fondamentale Fenomeno Fisiologico Prende Il Nome Di Movimento Respiratorio Primario.

Il movimento del liquido cerebrospinale è uno dei responsabili più noti di questa micromobilità che si esprime in superficie in maniera più evidente a livello del cranio e dell’osso sacro, ma che è reperibile in tutto il corpo umano e che è stata studiata e registrata con apparecchiature apposite da ricercatori Osteopati e non Osteopati già da molti anni.

Il Liquido Cerebrospinale (Liquor).

Il liquor ha molte importanti funzioni nel corpo umano: nutre i tessuti, protegge il sistema nervoso ed elimina le tossine prodotte dagli stati infiammatori secondari a qualsiasi causa, promuove la circolazione delle sostanze benefiche prodotte dall’organismo (le endorfine e tutte le altre sostanze auto-medicanti).

La Seduta Di Osteopatia Biodinamica.

In una prima fase, l’Osteopata identifica le informazioni che provengono dal paziente attraverso l’interpretazione e la valutazione delle caratteristiche del movimento presente percepito, mentre nelle fasi successive della seduta esso avvia, enfatizza e sostiene le correzioni delle disfunzioni autonomamente attuate dalle strutture e dagli organi.
I trattamenti in Biodinamica hanno effetti profondi, per tale motivo i risultati sono duraturi e difficilmente si possono osservare recidive. L’efficacia del trattamento deriva dal fatto che le correzioni non provengono dall‘esterno come avviene per l’utilizzo di tecniche manipolative e articolatorie, ma è dovuta al fatto che l’Osteopata accentua e sostiene l’attività dei sistemi che formano e compongono l’organismo e che, diventati sedi di disfunzioni, attivano veri e propri fenomeni di rigenerazione finalizzati a ristabilire le normali condizioni metaboliche, rendendo i tessuti che costituiscono gli organi e le altre strutture, più responsivi ai rimedi farmacologici e medicamenti vari (sia allopatici, sia omeopatici).
I trattamenti in Biodinamica possono essere effettuati sulle persone d’ogni età; se attuati in un consapevole contesto palliativo tutti, anche gli individui affetti da patologie severe possono giovarsene, soprattutto nei casi di affezioni croniche scarsamente responsive ai farmaci. Possono inoltre migliorare l’efficienza del sistema immunitario e del sistema endocrino, alleviando le condizioni di stress ed esaurimento psicofisico.
Spesso sono sufficienti pochi trattamenti, anche a distanza di una, due o più settimane, per raggiungere e mantenere adeguate condizioni di salute.

Osteopatia Viscerale

Il Movimento Viscerale.
Organi e visceri in buona salute godono di un regolare movimento fisiologico. Tutti i visceri sono sede di una motilità propria e beneficiano di una mobilità reciproca: ogni limitazione, fissazione, fibrotizzazione o aderenza (non importa quanto estesa e rilevante) è causa di variazioni degli assi fisiologici di movimento di un organo, provocandone un funzionamento alterato o paradosso che determina, a sua volta, un indebolimento d’organo. La riproduzione del movimento mutato, attuata migliaia di volte in un giorno, induce a lungo andare variazioni funzionali significative (di tessuto e di morfologia) sia all’organo stesso, sia alle strutture ad esso collegate e correlate. Grazie alla manipolazione, che ne determina in una certa misura il recupero del movimento caratteristico, un organo e la sua regione anatomica migliorano nella loro funzionalità ed efficienza.

Mobilità.
La mobilità viscerale è quel fenomeno fisiologico che si esprime negli organi del tronco ed è dovuto sia all’azione del diaframma, sia ai movimenti generali che il corpo umano compie nello spazio. Barral e Mercier (1) hanno potuto documentare, grazie all’osservazione diretta, che una qualsiasi condizione di malanno determina una variazione dell’orientamento degli assi di movimento di un organo, dovuta alla conseguente fibrotizzazione (2) dell’intero organo stesso o di un’area del suo parenchima, validando così tesi che la riproduzione di un movimento mutato è segno di malattia e che una pur piccola variazione di movimento, ripetuta per un tempo sufficientemente lungo (mesi ed anni, quindi milioni di volte) può provocare effetti apparentemente sproporzionati rispetto alle condizioni di disfunzione iniziali. Per esempio: un rene, sotto la spinta diaframmatica, si muove di tre centimetri ad ogni atto respiratorio, il che significa seicento metri ogni giorno.

Motilità.
La motilità viscerale è relativa e caratteristica, organo per organo. Non dipende né dall’azione diaframmatica, né da qualsiasi altra sollecitazione meccanica interessante il corpo umano. Gli organi che costituiscono il sistema dell’organismo vivente sono contraddistinti da un movimento autogeno. Sempre Barral e Mercier (1) hanno avuto modo di osservare, grazie a ripetuti esami ecografici, che I reni sono sede di un movimento pulsatorio di espansione e retrazione molto lento (quattro - sei cicli/minuto).
Anche la motilità degli organi è influenzabile in molti modi: le malattie pregresse o in atto (manifeste o latenti) generando addensamenti parenchimali (3) determinano le fissazioni responsabili della variazione di orientamento degli assi di movimento dell’organo, sconvolgendone la simmetria di moto e di morfologia, diminuendo l’ampiezza e la qualità del movimento stesso. La presenza di un processo infettivo, dei suoi postumi o di un qualsiasi altro fattore disfunzionale che interessa un organo o una struttura, ne diminuisce drasticamente la motilità, finanche a farla scomparire del tutto, come accade per esempio nella polmonite, nell’epatite, nella cirrosi epatica, nella nefrite (1).

Il Sistema Nervoso Vegetativo o Viscerale.
Insieme organizzato di fibre nervose che raggiungono i recettori interocettivi e viscerocettivi degli organi interni, delle ghiandole e degli altri sistemi; tali recettori hanno il compito di gestire le funzioni vegetative, cioè quelle funzioni escluse dal controllo del Sistema Nervoso Volontario (SNV). Il sistema nervoso vegetativo è definito anche sistema autonomo involontario (SNAI) e fa parte del sistema nervoso periferico.

La Seduta Osteopatica Di Manipolazione Viscerale.
Per prima cosa, l’Osteopata localizza e identifica le fissazioni. La fissazione compromette la compliance di movimento in una regione a volte anche molto estesa rispetto alla sua localizzazione focale. Lo scopo della manipolazione è quello di ripristinare la mobilità e la motilità dei sistemi, perché la suddetta compliance di movimento sia ripristinata essendo, essa stessa, motivo di salute. In altre parole, l’Osteopata fornisce uno stimolo dolce all’organo e alla regione interessata, controllando la sollecitazione perché rimanga confinata in un contesto di tollerabilità da parte della struttura che la riceve, dato che solo mediante questa modalità essa e la regione interessata sono in grado di attuare l’autocorrezione del problema: l’Osteopata non impone dall’esterno una correzione, ma la provoca). La manipolazione è condotta con un tocco lieve e preciso (le manipolazioni “energiche” sono indice di deficit formativi di chi le pratica) dato che se la manovra suscita insofferenza, la regione trattata diventa sede di uno spasmo di difesa, risultando ancor meno mobile.


Conclusioni.

Le manipolazioni viscerali, dette anche tecniche di mobilizzazione degli organi interni, si attuano con l’obiettivo di rieducare e re-informarei recettori interocettivi e viscerocettivi dei vari componenti dell’organismo, nonché di ridonare motilità e mobilità agli organi interni, giacché tali caratteristiche sono motivo di vitalità e salute degli organi stessi.

(1) Osservazioni condotte e documentate c/o il Centro Universitario Ospedaliero di Grénoble.

(2) Risposta adattativa di un tessuto vivente ad un evento patogeno con conseguente perdita, nella porzione interessata dal fenomeno, delle caratteristiche elastiche e di adattabilità intrinseche e originarie del tessuto stesso del quale è composto l’organo; più appropriatamente, detto tessuto è chiamato parenchima.

(3) Zone nelle quali il tessuto presenta una consistenza maggiore per riempimento o per collasso degli interstizi.

Gli studi

c/o Studio Medico Cortile

Viale Col di Lana, 2 20136 (MI)
Cell: 339 203 5924

Studio professionale

Corso Buenos Aires, 10, Milano

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